APPROCCIO ALL’ARRESTO CARDIACO E DEFIBRILLAZIONE PRECOCE IN AREE EXTRA URBANE


del Dott. Alessandro Dabbene

(Abstract)

TERRITORIO AFFERENTE AI DEA DI RIVOLI ED ORBASSANO (TO)

L’arresto cardiaco è un’emergenza medica caratterizzata dall’assenza di polso per interruzione della circolazione sanguigna.

La sua incidenza nei paesi industrializzati è mediamente di 1/1.000; il 65% degli arresti cardiaci ha causa cardiologica, per l’80% ad eziologia coronarica, e si presenta prevalentemente come morte improvvisa fuori dall’ospedale.

Tra l’80% e il 90% dei casi il ritmo di insorgenza è la fibrillazione ventricolare (FV) o la tachicardia ventricolare (TV), che tende a convertirsi in asistolia dopo pochi minuti.


Dott. Alessandro Dabbene

La terapia elettrica è l’unico trattamento efficace per la FV/TV, e la speranza di rianimazione è tanto maggiore quanto più precoce è l’intervento. Dopo 10 minuti dall’arresto le speranze di rianimazione sono prossime allo zero, e l’unica manovra che può allungare sensibilmente questo limite è il “Basic Life Support” (BLS), costituito essenzialmente dal massaggio cardiaco e dalla ventilazione artificiale. Il trattamento efficace è quindi composto da diversi elementi:

- la precocità dell’intervento,
- il BLS,
- la defibrillazione precoce,
- l’intervento medico con la somministrazione di farmaci,
- l’intubazione oro-tracheale e la rimozione di eventuali cause note.

La defibrillazione precoce, cioè entro 8 minuti dall’arresto cardiaco, è possibile oggi grazie all’uso dei defibrillatori semiautomatici, in grado di analizzare automaticamente il ritmo cardiaco e di indicare l’erogazione della scarica con una specificità del 100%.

In questo modo qualsiasi individuo senza competenze di tipo sanitario, previa adeguata formazione, può defibrillare un paziente in arresto cardiaco. Sono pertanto nate nei paesi occidentali molte esperienze in cui la dislocazione di defibrillatori semiautomatici e l’abilitazione di migliaia di volontari hanno aumentato notevolmente la sopravvivvenza all’arresto cardiaco.

A Piacenza e provincia la sopravvivenza è passata dal 3,3% al 10,1% nei primi 3 anni di defibrillazione precoce (Progetto Vita).

Il nostro studio è stato effettuato in un’area a Ovest-SudOvest di Torino, popolata da 220.070 abitanti i cui Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) di riferimento si trovano presso gli ospedali di Rivoli ed Orbassano, per valutare i risultati dell’approccio all’arresto cardiaco, confrontarli con i dati di altre realtà e proporre strategie per aumentare la sopravvivenza.

I dati relativi al periodo luglio 2001-giugno 2002 sono stati raccolti tramite le schede delle emergenze 118 e i verbali di pronto soccorso. In quest’area l’arresto cardiaco ha avuto nel periodo studiato un’incidenza dello 0,82/1000 abitanti.

Seguendo i criteri in “stile Utstein”, sono stati studiati i 181 casi di arresto cardiaco di presumibile origine cardiogena e sono stati esclusi i 56 casi che non hanno ricevuto un tentativo di rianimazione e i 12 arresti cardiaci che hanno avuto luogo in presenza del personale medico-infermieristico. Tra i 113 casi rimasti la sopravvivenza è stata del 6,19%; il 25,66% è stato trovato in FV/TV e di questi è stato dimesso vivo il 20,69%. Questa sopravvivenza è di poco inferiore a quella riscontrata in altri sistemi di emergenza analoghi (Torino, Bologna) in cui però il numero di FV/TV riscontrate è decisamente maggiore. La sopravvivenza a Piacenza per coloro che sono stati soccorsi nell’ambito del Progetto Vita è invece quasi doppia, soprattutto grazie alle defibrillazioni precoci, di successo nel 44% dei casi.

Queste differenze sono spiegabili analizzando i tempi di intervento, che nella zona in oggetto sono mediamente oltre i 10 minuti e in alcune realtà di montagna addirittura oltre i 13. Anche nella nostra zona la sopravvivenza è significativamente correlata al tempo di arrivo sul posto, ed è maggiore se questo si contiene intorno agli 8 minuti; questo dato è significativamente correlato anche con il riscontro di FV/TV anziché bradiaritmia. Si può pertanto sperare un aumento della sopravvivenza solo se diminuiranno i tempi di intervento; questo può essere possibile con un progetto di defibrillazione precoce, soprattutto nei centri abitati di pianura, insieme a un efficace sistema di emergenza e a un’educazione della popolazione che deve saper riconoscere velocemente l’arresto cardiaco e praticare il BLS.

Per ulteriori informazioni potete rivolgervi direttamente al Dott. Alessandro Dabbene al seguente indirizzo e-mail: dabbenale@libero.it Per gentile concessione del Dott. A. Dabbene, é possibile scaricare il documento completo in formato PDF compresso (1.860 Kb).
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