Progetto TEAM S.A.E.T.T.A.


di Agostino GIUNTA

Credo che il futuro dei sistemi 118 stia nell’evoluzione degli equipaggi B.L.S. che dovranno avere composizione e competenze diverse e più complesse di quelle attuali.

Infatti si sta passando da un sistema di emergenza extraospedaliera basato sul cosiddetto Load and go in cui si arriva sul posto, si carica il paziente sull’ambulanza e lo si trasporta velocemente all’ospedale più vicino, a quello definito Stay and play che prevede la stabilizzazione sul posto prima del trasporto in una struttura idonea.

Questo cambio di strategia operativa unitamente ai limiti che la nostra cultura sanitaria centrata sulla figura del medico impone all’infermiere che opera sulle ambulanze di pronto intervento ha portato al tentativo di medicalizzare tutti i mezzi di emergenza, ma gli alti costi, la difficoltà a reperire medici addestrati all’emergenza o specializzati in anestesia e rianimazione disposti a lavorare esclusivamente in ambulanza e la scarsità di interventi in cui c’è bisogno di un rapido ed indifferibile intervento medico (codici rossi) hanno prodotto un sistema che utilizza quasi esclusivamente mezzi B.L.S. (senza medico a bordo) mantenendo però una normativa ed una mentalità che non consentono all’infermiere di operare al meglio e quindi fornire una assistenza di qualità a costi contenuti.

Ogni sistema 118 operante sul territorio ha risolto o tenta di risolvere tale problema o utilizzando team misti (alcuni con medico altri senza) o rafforzando le competenze dell’infermiere dei mezzi B.L.S. o formando gli equipaggi a seconda delle risorse disponibili (si inserisce il medico quando disponibile). Qualunque sia la soluzione operativa scelta c’è bisogno di due tipologie di team : Uno composto da un infermiere professionale e due soccorritori ed uno medicalizzato. I team medicalizzati dovranno operare su mezzi attrezzati per il supporto vitale avanzato ma con caratteristiche tecniche diverse:

AUTOMEDICA Utilizzabile sia in città che nelle aree extraurbane e che utilizza equipaggi formati dal solo team sanitario (medico ed infermiere abilitato alla guida) o anche da un autista.
MOTOMEDICA Utilizzabile in città e nei centri con alta densità di traffico,usa team formati da un infermiere ed un medico addestrati all’utilizzo di motocicli in emergenza.
ELIAMBULANZA Utilizzabile in aree impervie o molto distanti da strutture ospedaliere specializzate o quando c’è bisogno di un intervento rapido in zone extraurbane. L’equipaggio è composto da un infermiere ed un rianimatore addestrati al soccorso con mezzi ad ala rotante (corso H.E.M.S.) e da due piloti.

in questi sistemi misti la scelta del (o dei) team operativo dipende dal codice di gravità assegnato durante il triage telefonico effettuato dall’operatore della centrale che ha ricevuto la richiesta di soccorso. Ogni codice colore (rosso, giallo, verde) determina l’attivazione di una specifica procedura prevista da uno schema operativo tipo quello evidenziato nella prossima tabella.

CODICE
TEAM BASE
T.MEDICO AUTO/MOTO
T.MEDICO CON ELICOTTERO
ROSSO
Viene attivato insieme al team medico, assiste e collabora con il medico nella stabilizzazione del paz. e nel trasporto nella struttura più idonea. Viene attivato insieme al team base stabilizza il Pz ed utilizza l’ambulanza del t. base per trasportarlo nella struttura che ritiene più idonea. Ha le stesse attribuzioni degli altri team medici. Viene utilizzato sulle grandi distanza o quando la morfologia del territorio non consente l’utilizzo di altre tipologie di mezzi.
GIALLO
Viene attivato per primo. dopo il triage può:
  • trasportare il paz all’ospedale più vicino.
  • richiedere l’intervento di un t. medico o chiedere l’autorizzazione a stabilizzare
Viene attivato su richiesta del team base. Viene attivato su richiesta del team base se persistono le condizioni operative già descritte per il codice rosso.
VERDE
Viene attivato e dopo il triage:
  • trasporta il paz in ospedale
  • attiva il medico di famiglia o altre strutture territoriali.
Non viene attivato
Non viene attivato

Lo schema operativo illustrato si basa sulla precisione del triage telefonico che per essere preciso ha bisogno di informazioni affidabili, ma nella maggioranza dei casi il richiedente (colui che chiama il 118) è in preda all’ansia e non ha nozioni mediche che gli consentano di valutare correttamente l’evento e fornire informazioni precise all’operatore che riceve la richiesta di soccorso. Se non si hanno informazioni precise non si è in grado di valutare la situazione e quindi si rischia di sopra (o sotto) valutare l’evento ed attivare risorse non idonee all’effettuazione di un intervento rapido ed efficace.

Rendere affidabile il triage telefonico è una operazione complessa è dispendiosa che richiede progetti di educazione sanitaria a lungo termine per istruire la popolazione all’utilizzo del sistema 118 e per addestrarla al primo soccorso ed all’utilizzo degli altri servizi territoriali [medico di famiglia, ambulatori ecc.].

In attesa di una campagna di educazione sanitaria che riesca a modificare i comportamenti da tenere durante un evento di emergenza territoriale serve un team non medicalizzato che sia in grado di operare efficacemente anche in presenza di un errore di valutazione che comporti un ritardo o l’assenza dell’intervento medico. Questi team dovranno essere specializzati nell’assistenza nelle emergenze territoriali con tecniche avanzate [da cui l’acronimo S.A.E.T.T.A. che dà il nome al progetto]. In questi team le figure professionali dell’autista e del barelliere, che attualmente affiancano l’infermiere saranno riunite in un unico profilo:

Il tecnico soccorritore.

Questa figura, oltre ad essere abilitata alla guida di mezzi di emergenza deve essere in grado di effettuare la manutenzione del veicolo e deve sapere operare in sicurezza sul luogo dell’evento[posizionamento del mezzo, segnalazioni di emergenza ecc.], inoltre deve sapere utilizzare i sistemi di comunicazione di bordo e conoscere le relative procedure per potere comunicare con la centrale operativa quando l’infermiere è impegnato nell’assistenza diretta.

Oltre alle competenze tecniche relative alla gestione del mezzo il tecnico soccorritore deve essere in grado di collaborare con l’infermiere nella gestione del paziente [manovre di emergenza, trattamento e mobilizzazione]. Ogni team comprende due tecnici soccorritori ed il più esperto dei due ha la responsabilità del veicolo. L’infermiere di questo team oltre alle competenze che ha il collega che opera sui mezzi B.L.S. ha responsabilità maggiori e più complesse soprattutto su tre punti:

Esecuzione manovre di emergenza avanzate

Un equipaggio senza medico a bordo per poter aumentare l’autonomia operativa dell’infermiere team leader deve basarsi essenzialmente su due strumenti legislativi:

• L’articolo 10 del D.P.R. del 27/03/1992 che recita testualmente: "Il personale infermieristico professionale, nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi nonché a svolgere le altre attività atte a salvaguardare le funzioni vitali previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio".

• Lo stato di necessità non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionale al pericolo>ecessità ’’ previsto dall’articolo 54 del codice penale:<>. Il primo articolo [art. 10 D.P.R. 27/03/92] permette all’infermiere di agire autonomamente all’interno di protocolli e procedure autorizzate dal responsabile medico del servizio. Il secondo [art. 54 C.P.] nelle situazioni più gravi [codici rossi] in cui non è possibile reperire un medico in tempi brevi, permette all’infermiere di effettuare manovre in altri casi di esclusiva competenza medica. Ovviamente lo stato di necessità non può essere applicato ad ogni codice rosso in quanto una delle sue caratteristiche fondamentali è l’imprevedibilità dell’evento ed in un servizio 118 la situazione di grave emergenza[codice rosso] deve essere prevista e coordinata. Quindi l’applicazione dell’articolo 54 è possibile solo quando per sottostima della gravità dell’evento [errore nel triage telefonico] o per momentanea indisponibilità di personale medico l’infermiere del team di base si trova a gestire da solo una situazione che richiede manovre di competenza medica ed in cui c’è un imminente pericolo di vita per il paziente. Lo ‘’sconfinamento’’ dei team non medicalizzati nell’ambito delle competenze mediche deve essere perciò limitata ai pochi casi in cui non ci sono altre alternative percorribili e deve essere supportato da tre strumenti operativi:

L’utilizzo contemporaneo di questi tre strumenti operativi può consentire [nel rispetto delle attuali leggi] all’infermiere dei team non medicalizzati di agire in autonomia nella gestione degli interventi [basandosi su protocolli e procedure prestabilite] ed in particolari situazioni [non prevedibili] effettuare manovre attualmente non consentite basandosi sullo stato di necessità ed utilizzando tecnologie ed apparecchiature elettromedicali che effettuano diagnosi [defibrillatore semiautomatico] o riducono i rischi insiti nel tipo di manovra da effettuare [maschera laringea, combitube].

Conoscenza e gestione del territorio

La conoscenza del territorio è fondamentale sia per individuare e raggiungere rapidamente il luogo dell’evento sia per conoscere l’ubicazione e le caratteristiche tecniche delle strutture ospedaliere territoriali o di riferimento. Inoltre conoscere la morfologia del territorio può consentire di impostare specifiche strategie di intervento [per esempio in area extraurbana lontano da strutture ospedaliere si possono individuare aree utilizzabili per l’atterraggio dell’eliambulanza]. La conoscenza delle caratteristiche di uno specifico territorio si ottiene non solo utilizzando gli stradari e le cartine ufficiali ma soprattutto tramite le informazioni che il personale che opera sul posto può fornire [vie più intasate, orari del traffico ecc.].

Attualmente alla conoscenza del territorio, delle sue strutture e della sua morfologia non viene data grande importanza, ci si basa sui dati ufficiali [stradari, mappe] e sull’esperienza del singolo operatore. E’ invece fondamentale per chi opera sul territorio sapere gli orari del traffico, conoscere l’urbanistica del luogo[sensi unici, strade pericolose, zone a traffico limitato ecc.] e soprattutto avere dati aggiornati[cambio di segnaletica, eventi particolari ecc.], infatti per gestire il territorio bisogna conoscerne le caratteristiche. Perciò uno dei compiti principali di un team S.A.E.T.T.A. è quello di osservare il territorio e segnalare eventuali anomalie o modifiche della situazione territoriale. Tutte queste informazioni dovranno essere inserite in una guida che racchiuda tutte le informazioni ottenute dai vari settori che compongono il territorio gestito da una centrale operativa. Tale guida sarà quindi dinamica, cioè modificabile in qualsiasi momento e verrà definita ‘’Portolano’’ territoriale prendendo in prestito tale termine dalla terminologia aerea e marittima.

Scelta della struttura ospedaliera

La maggior parte degli interventi di soccorso effettuati termina con il ricovero del paziente.

Attualmente un equipaggio B.L.S. deve trasportare il paziente nell’ospedale più vicino, ma non sempre la struttura sanitaria meno distante è quella più idonea. Trasportare un paziente grave in un pronto soccorso piccolo e non attrezzato provoca rallentamenti nell’attività della struttura e ritarda l’assistenza all’infortunato, in quanto non essendo disponibili risorse ed attrezzature idonee alla gestione della patologia in atto dovrà essere trasferito in un ospedale attrezzato con notevole perdita di tempo [riduzione della cosiddetta "golden hour" disponibile per il trattamento] e spreco di risorse. Per superare i limiti delle leggi vigenti, che obbligano l’infermiere a portare il paziente nell’ospedale più vicino c’è bisogno di un protocollo operativo che regoli la scelta dell’ospedale in base alle esigenze patologiche del paziente ed al codice di gravità assegnato.

PROTOCOLLO PER LA SCELTA DELLA STRUTTURA
ROSSO
Il paziente va portato nel DEA[1°-2° livello] di riferimento, però:
  • Se il DEA è più distante del pronto soccorso più vicino si richiede la presenza di un team medico per il trasporto.
  • Se il mezzo ALS non è disponibile il medico di sala può autorizzare il prolungamento del tragitto.
  • Se Il DEA è molto distante si richiede [e se la morfologia del territorio lo consente] l’intervento dell’elicottero.
  • In caso di indisponibilità di un team medico ed in mancanza dell’autorizzazione della c.o. il paz. va portato nell’ospedale più vicino.
GIALLO
Dopo il triage e l’assegnazione [o la conferma] del codice giallo l’infermiere:
  • Se la complessità della patologia lorichiede può domandare l’autorizzazione al prolungamento del tragitto da solo, con il supporto di un medico o l’utilizzo dell’elicottero.
  • Se il paziente è già in cura in una struttura più distante del 1° pronto soccorso può richiedere il prolungamento.
VERDE
  • I codici verdi vanno al primo pronto soccorso a meno che non richiedano un intervento specialistico non disponibile nella struttura [otorino, oculistico].

Questo protocollo deve essere integrato con il contatto diretto tra centrale operativa, pronto soccorsi e DEA in modo che gli equipaggi abbiano la situazione delle struttura in cui devono andare in tempo reale.

Il team S.A.E.T.T.A. per potere operare al meglio deve seguire una sequenza operativa che preveda azioni da compiere all’inizio del turno e durante l’intervento.All’inizio del turno i soccorritori controllano il mezzo e la barella e puliscono il mezzo mentre l’infermiere controlla le apparecchiature, i farmaci ed i materiali a disposizione. Durante l’intervento la sequenza operativa e la seguente:

  1. Attivazione: l ’equipaggio viene attivato telefonicamente o tramite la radio e gli vengono forniti i dati utili per raggiungere il luogo dell’evento[indirizzo] e farsi una idea del problema in atto.
  2. Preparazione:l’equipaggio con i dati forniti dalla centrale e tramite un breafing informale individua il luogo dell’evento decide il tragitto di andata e si prepara all’intervento ripassando le procedure da attuare e controllando il materiale da utilizzare.
  3. Raggiungimento del luogo dell’evento: durante il tragitto il soccorritore alla guida viene assistito dall’altro che in questo caso ha funzioni di ‘’navigatore’’ mentre l’infermiere tiene le comunicazioni con la centrale ed il luogo dell’evento. Questa opzione[il contatto telefonico con il luogo dell’evento] non è attualmente utilizzata ma secondo me sarebbe utilissima per consentire all’equipaggio di verificarele condizioni del paziente ancor prima dell’arrivo e soprattutto per fornire a chi è sul posto assistenza[consigli] e supporto psicologico.
  4. Arrivo sul posto: l’approccio ad un evento di emergenza extraospedaliera deve prendere in considerazione una variabile importantissima: Il contesto socio-ambientale in cui avviene l’evento. E’ indispensabile sapere identificare i pericolipresenti sul posto. Tali pericoli possono derivare dal tipo di evento in atto[crolli, incendi ecc.] e dalla situazione emotiva sul posto [panico, aggressività ecc.]. Attualmente gli equipaggi 118 non hanno un addestramento specifico che gli permetta di sapere riconoscere i pericoli e mettere in pratica accorgimenti adatti a garantire la sicurezza sul luogo dell’evento sino all’arrivo dei mezzi deputati a tale scopo[forze dell’ordine, vigili del fuoco] quindi gli equipaggi S.A.E.T.T.A dovranno essere addestrati a gestire situazioni di emergenza non sanitarie in attesa dei servizi che istituzionalmente si occupano del problema.
  5. Triage e trattamento: la tecnica del triage [termine derivante del francese trier: scegliere] fu utilizzata per la prima volta durante le guerre napoleoniche quando il capo chirurgo dell’armata francese, barone Jean Dominique Larrey per razionalizzare l’assistenza alle migliaia di feriti decise di curare per primi quelli che avevano lesioni guaribili e quindi con più probabilità di tornare a combattere. Attualmente esistono varie tipologie di triage [ospedaliero, extraospedaliero, telefonico, maxiemergenze] ed ognuno di essi ha lo scopo di valutare la gravità di uno o più pazienti ed in base al codice assegnato decidere chi va assistito per primo[nel caso del triage ospedaliero e di quello attuato nelle maxiemergenze] o il tipo di risorse da impiegare [triage telefonico] o il tipo di assistenza da dare al paziente [triage extraospedaliero]. La valutazione del paziente è alla base di ogni metodica di triage e nel caso di quello extraospedaliero si suddivide in valutazione primaria e secondaria ed assegnazione di un codice di gravità. La valutazione primaria inizia quando l’infermiere entra in contatto visivo con il paziente ed ha lo scopo di stabilire la presenza o l’assenza [o la grave alterazione] dei parametri vitali [coscienza, respiro, circolo].
    Questo tipo di valutazione deve seguire una precisa sequenza [ il cosiddetto ABC primario] che si compone di tre passi, prima di tutto è necessario stabilire se il paziente è cosciente [stato di coscienza, passo A], infatti se il paziente è cosciente, respira ed ha una seppur minima attività cardiaca. Se invece il paziente non è cosciente viene valutata l’attività respiratoria [passo B] e se assente si passa alla valutazione dell’attività cardiocircolatoria. Se si stabilisce l’assenza o la grave alterazione di almeno uno dei tre parametri vitali si ha un codice rosso e devono essere iniziate immediatamente le manovre di emergenza. Se invece il paziente è cosciente, respira ed ha una sufficiente attività cardiaca si passa alla valutazione secondaria, che può essere suddivisa in valutazione soggettiva ed oggettiva. Nella prima [valutazione soggettiva] il paziente [o chi per lui] viene stimolato dall’infermiere [tramite la tecnica dell’intervista] a riferire i sintomi soggettivi [cioè non riscontrabili con l’osservazione] principali ed associati [per esempio il dolore toracico associato alla dispnea, alla sudorazione ecc.] e l’eventuale storia patologica ad essi legata. Nella seconda [valutazione oggettiva] l’infermiere, tramite l’osservazione e la rilevazione dei parametri cercherà la conferma dei sintomi riferiti dal paziente e valuterà la loro gravità. L’assegnazione del codice di gravità è lo scopo principale del processo di triage e viene effettuata dall’infermiere utilizzando i dati acquisiti e basandosi sui protocolli di centrale.
  6. Mobilizzazione, trasporto ed ospedalizzazione: Valutate e stabilizzate [seguendo i protocolli che dovranno regolare i trattamenti effettuabili sul posto] le condizioni del paziente ed assegnato il codice di gravità il paziente deve essere trasferito dal luogo dell’evento all’ambulanza [a meno che rifiuti il ricovero o non c’è necessità di ricovero].
    Questa funzione definita ‘’mobilizzazione’’ è molto importante in quanto ogni patologia [non solo quelle traumatiche] richiede specifiche tecniche di mobilizzazione la cui mancata od errata esecuzione può recare danno al paziente [per esempio un paziente con problemi respiratori di origine non traumatica non può essere trasportato con il telo o la spinale ma deve stare in posizione seduta]. La scelta del tragitto e del tipo di guida da tenere dipenderà dal tipo e dalla gravità dell’evento. Se il paziente va ospedalizzato la scelta della struttura va fatta il base al protocollo evidenziato a pagina nove. Durante il tragitto verso l’ospedale il paziente va monitorizzato ed assistito come previsto da procedure e protocolli utilizzati in ogni singola tipologia di intervento. Arrivati al pronto soccorso l’infermiere riferisce al medico o al collega di triage i sintomi, le modalità con cui è avvenuto l’evento[ soprattutto se trauma]i parametri rilevati,il codice di gravitàed altre eventuali informazioni utili per la gestione del paziente.

Strutture e servizi di supporto all’intervento sul posto

Un team S.A.E.T.T.A. per potere svolgere al meglio il proprio lavoro ha bisogno di un supporto logistico ed operativo. Le strutture ed i servizi utilizzati a tale scopo sono le seguenti:

Punto A: Della presenza in centrale di un medico, che dia consigli ed autorizzi manovre particolari o non previste dai protocolli di centrale, abbiamo già parlato a pagina sei. E’ auspicabile che tale figura sia differenziata da quella del medico di sala che ha molte responsabilità e non potrebbe dedicarsi anche al supporto operativo ai team non medicalizzati, inoltre il medico del supporto ‘’on line’’ per operare in modo efficiente e rapido deve conoscere se non ogni singolo operatore [cosa auspicabile ma quasi utopica] almeno il tipo di addestramento e le capacità standard di un team S.A.E.T.T.A., infatti l’affiatamento tra il medico che ha le competenze e sta in centrale e l’infermiere che è sul posto ma non può assumersi certe responsabilità è fondamentale e può essere raggiunto solo tramite riunioni in cui si discutono le strategie da adottare [breafing] o in cui si analizzano i comportamenti tenuti durante un certo intervento [debreafing].

Punto B: L’ambulanza non è un semplice mezzo di trasporto ma una vere e propria sala di pronto soccorso mobile. La normativa italiana[D.M. 553/78]distingue le ambulanze in relazione al tipo di servizio a cui sono destinate: di soccorso[tipo A] e per trasporto infermi [tipo B]. In tutti e due i casi vengono utilizzati veicoli furgonati modificati per consentire il trasporto di pazienti, la differenza sta nel tipo di attrezzature utilizzate. Nel soccorso extraospedalieroil mezzo utilizzato è composto da una struttura [chassis] sul quale sono montate le parti meccaniche e la carrozzeria, nel cui internoè ricavatasia la cabina di guida sia il vano sanitario. La cabina di guida deve essere insonorizzata, con tre posti e deve avere oltre ai normali comandi per la conduzione[volante, pedaliera, cruscotto ecc.] i dispositivi supplementari di emergenza previsti dal codice strada [sirena bitonale, lampeggiatori blu], la radio per le comunicazioni con la centrale, L’interfono per comunicare con il vano sanitario ed il sistema G.P.S. per agevolare gli spostamenti del mezzo. Il vano sanitarioinvece deve consentire l’esecuzione in movimento di manovre di soccorso e quindi è importante una corretta ripartizione degli spazi, un adeguato microclima, e l’utilizzo di sistemi di sicurezza che tutelino l’incolumità di operatori e pazienti. Per quanto riguarda la ripartizione degli spazi lo scopo è quello di ottimizzare il loro utilizzo adattandolo ai bisogni operativi di un intervento di soccorso. Ilsistema migliore potrebbe essere rappresentato dall’adozione di soluzioni tecniche e di arredo adattabili alle caratteristiche delle varie tipologie di intervento. Le soluzioni ‘’tecniche’’ più importanti sono:

Per quanto riguarda il microclima all’interno del vano sanitario,per garantire il comfort termico del paziente occorre, oltre che installare sistemi di condizionamento e riscaldamento dell’aria isolare termicamente il vano sanitario. Altra variabile da tenere in considerazione è la sicurezza ed il comfort del paziente e dell’equipaggio, quindi bisogna adottare soluzioni che riescano a ridurre le sollecitazioni meccaniche e le vibrazioni provocate dal movimento del mezzo, quindi sarebbe opportuno installare un sistema di sospensioni ed ammortizzatori complementare a quello standard dei veicoli commerciali.

Punto C: Le procedure ed i protocolli hanno lo scopo di regolare l’attività operativa basandosi su conoscenze scientifiche e competenze tecniche e permettono all’infermiere che lavora su mezzi non medicalizzati di agire autonomamente all’interno di una struttura organizzata [nel nostro caso il sistema 118]. Le procedure sono un insieme di regole scritte che indicano i comportamenti da tenere durante il servizio e comprendono tutti gli strumenti che descrivono nel dettaglio le azioni e gli atteggiamenti da utilizzare durante una sequenza operativa. Il protocollo è uno di questi strumenti e trasforma gli studi e le conoscenze cliniche in comportamenti operativi, cioè trasforma la conoscenza in prassi. Il protocollo deve essere scritto e consultabile da tutti coloro che lavorano nel sistema. Nelle emergenze extraospedaliere con equipaggi non medicalizzati specializzati nel soccorso avanzato [team S.A.E.T.T.A.] i protocolli debbono essere suddivisi in due tipologie:

I protocolli hanno origine dall’esigenza di regolamentare comportamenti ed azioni e devono essere frutto di un lavoro di equipe tra chi ha la competenza legale e tecnica [nel caso delle manovre di emergenza avanzate è il medico responsabile] e chi operando in strada ne può valutare il livello di applicabilità sul territorio [infermieri ].

Punto D: Il termine ‘’Portolano’’ deriva dal vocabolario marinaresco ed indica una pubblicazione che contiene informazioni su fari, porti ed altre strutture utili alla navigazione. In questo lavoro ‘’utilizzeremo il termine ‘’portolano’’ per indicare una pubblicazione in cui sono descritte la morfologia del territorio, le distanze dalle strutture ospedaliere e le postazioni presenti sul territorio. La ‘’mappa’’ che viene estrapolata dai dati forniti da chi opera sul campo permetterà di conoscere dettagliatamente ogni singolo settore del territorio e potrà essere aggiornata ogni volta che gli operatori rivelino dei cambiamenti nella morfologia, nel tipo di strutture e servizi presenti sulterritorio di competenza.

Punto E: Attualmente la postazione è il luogo in cui l’equipaggio sosta in attesa di essere attivato per un intervento di soccorso. In questo progetto la postazione è la casa in cui l’equipaggio ‘’vive’’ e lavora quando non è impegnato in interventi di soccorso. Perciò dovrà essere suddiviso in una zona di riposo [alloggi, spogliatoi, bagni, cucina] una di servizio [ufficio, magazzino] ed una di attesa [in cui ci siano un televisore, la radio ,i telefoni , poltrone e divani ecc.] che all’occorrenzaserva anche da sala riunioni. Ogni locale dovrà essere di cubatura idonea, ben illuminato e climatizzato.

Infermiere Team Leader: Funzioni, Requisiti, Formazione

I team S.A.E.T.T.A. devono essere in grado di garantire una assistenza tempestiva ed adeguata ovunque si presenti la necessità di un intervento di emergenza. L’infermiere che fa parte di tali team ha la funzione di team leader ed ha quindi la responsabilità della gestione dell’intervento di soccorso, i suoi compiti sono:

Per essere in grado di eseguire tali compiti l’infermiere dei team S.A.E.T.T.A. deve avere i seguenti requisiti:

Per acquisire o perfezionare tali requisiti c’è bisogno di una formazionespecifica e permanente, cioè ripetuta periodicamente e che preveda il seguente addestramento:

Conclusioni

Il team non medicalizzato descritto in questo progetto opera all’interno di un sistema operativo formato da team diversificati,composti da professionalità diverse [medici, infermieri, soccorritori ecc.] e che utilizzano veicoli differenti [autoambulanze, automediche elicottero ecc.], ed ha responsabilità e competenze maggiori e più complesse degli attuali equipaggi B.L.S.. Tali competenze riguardano sia la messa in sicurezza dello scenario in cui si deve agire sia il trattamento, l’assistenza e l’ospedalizzazione del paziente. La possibilità di effettuare manovre di emergenza attualmente di esclusiva competenza medica sarà sicuramente uno dei passi più contestati di questo progetto soprattutto da ampi settori della professione medica che lo riterranno una intrusione nelle loro competenze [diagnosi, terapia], ribadisco che la mia intenzione non è quella di innescare una ‘’guerra di religione ’’ ma di garantire una assistenza ottimale anche quando le circostanze non consentono di avere a disposizione un medico in tempi rapidi. Inoltre questo progetto oltre ad unificare e rivalutare le due figure che attualmente affiancano l’infermiere [autista e barelliere] creando un'unica figura [il tecnico soccorritore] aumenta l’autonomia e conseguentemente le responsabilità dell’infermiere che assume le funzioni [realmente e non solo sulla carta come negli attuali equipaggi B.L.S.] di team leader. Lo scopo è quello di creare un equipaggio non medicalizzato definito dall’acronimo S.A.E.T.T.A che possa operare in qualsiasi tipologia di sistema 118 fornendo sempre e comunque una assistenza di emergenza degna di questo nome.

Bibliografia

‘’EMERGENZE EXTRAOSPEDALIERE’’
C. Serantoni, A. Desideri, A. Guidetti
Ed. UTET CAP. 1/5/10

‘’TRIAGE INFERMIERISTICO’’
GFT [gruppo formazione triage]
Ed. MC GRAW-HILL CAP. 2/3/23

‘’IL PAZIENTE CRITICO’’
A. Gentili, M. Nastasi, L.A. Rigon,
C. Silvestri, P. Manganelli
CASA EDITRICE AMBROSIANA CAP. 3.3

GAZZETTA UFFICIALE
[DPR 27/3/1992]

CODICE PENALE [ART. 54]